
Febbraio 7th, 2008 by

Albegor
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Maggio 5th, 2007 by

Albegor

La stretta di mano tra me e Cleto Orefice, il “Sarto Virtuale di Cernobbio”, sancisce la consegna dell’ultima versione del software Net-tailor, proprio davanti al sistema realizzato con la coordinazione scientifica del Centro Volta, in particolare con l’Ing. Matteo Baracani.
Mentre apportavo al software una serie di modifiche e miglioramenti che mi aveva richiesto, Cleto ha iniziato a studiare il mercato e a preparare il piano di marketing, elementi indispensabili per poter proporre sul mercato reale il suo innovativo sistema.
Da quel che ho visto finora le condizioni favorevoli ci sono e il sistema potrebbe venire presto installato in Italia e all’estero.
Un in bocca al lupo reale a Cleto il sarto virtuale dunque! 
Per la parte tecnica sa già che può contare su di me.
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Marzo 24th, 2007 by

Albegor
Sono rimasto sorpreso quando Cleto Orefice, il Sarto Virtuale di Cernobbio, mi ha segnalato che sul Corriere Economia di Lunedì 12 Marzo eravamo entrambi inclusi nella lista dei 109 imprenditori italiani sotto i 50 anni che si dedicano all’innovazione nei suoi vari aspetti.
Mi sono chiesto: ma che ci faccio tra persone del calibro di Catia Bastioli, Stefano Quintarelli, Paolo Barberis e altri? 
Nell’articolo, che potete leggere qui: pagina 1, pagina 2 e pagina 3, per i primi 30 della classifica hanno pubblicato un profilo, mentre per gli altri c’era una breve descrizione della loro attività. Io ero citato come “Davide Orlando, fondatore di Albegor (che poi è solo il mio nickname!), che crea guide interattive per musei“.
Quel crea mi piace un sacco e la sola citazione mi lusinga non poco. Permettetemi però una battuta: di sicuro non sono il più ricco tra quelli della lista! 
Il denaro non è per me necessariamente il fine ma è certamente un mezzo, a volte l’unico, per fare le cose.
E dico questo perchè le difficoltà che ho affrontato per arrivare a questo punto, quasi al lancio di un prodotto profondamente innovativo quale i-muse™, sono state davvero tante.
Ben venga dunque la citazione sul Corriere. Devo dire che mi piacerebbe proprio conoscere gli altri imprenditori innovativi citati. Sicuramente avrei molto da imparare da loro!
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Marzo 6th, 2007 by

Albegor
Dopo la citazione su Business People, il trafiletto su L’Espresso e soprattutto l’intervista su RaiDue, anche il quotidiano locale La Provincia si è occupato di questa ormai famosa figura mitologica. 
Un bell’articolo che non manca di sottolineare la lunga tradizione della Sartoria Orefice attraverso le parole del Sig. Lino Orefice e che appartiene alla serie di articoli dedicati ai progetti di innovazione realizzati con successo a poco più di un anno dalla nascita dell’iniziativa IComo del Centro Volta.
Quando è uscito l’articolo, il 30 Novembre 2006, a me pareva che mancasse qualcosa: almeno la citazione del mio nome quale autore del sistema hardware e software nato dall’idea di Cleto Orefice e che ora permette alla sartoria di lavorare in modo totalmente nuovo. 
Ci tenevo non solo per un minimo di orgoglio personale, ma anche perché mi piacerebbe poter ripetere l’esperienza con un’altra realtà locale artigianale desiderosa di intraprendere un percorso di innovazione che utilizzi strumenti informatici. Inoltre si è trattato di un bel lavoro di squadra e questa secondo me era l’occasione per evidenziare la funzione del Centro Volta quale efficace aggregatore di competenze locali, il vero motivo alla base dell’esistenza di IComo.
Forse è meglio tornare a lavorare seriamente non rimuginando troppo su quel che è stato, valutando invece il messaggio che questo articolo ha trasmesso ai lettori: il sarto di cernobbio è un vero esempio da seguire! 
Pensate che il Sig. Lino, che con la sua esperienza ha avuto sempre una parte attiva nel progetto, lavora da 60 anni e sfoggia un’ironia impagabile quando legge di persone che si lamentano dell’innalzamento dell’età pensionabile.
Discutere dei diritti dei lavoratori dipendenti è legittimo, ma questo è per dire che per me rappresenta davvero un esempio da seguire!
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Dicembre 31st, 2006 by

Albegor
Tirare le somme di un anno intero?
365 giorni vissuti più pericolosamente di quanto abbia mai fatto? 
Beh, di cose ne son successe tante: la svolta nel lavoro sul progetto che ora si chiama i-muse™ grazie alle due persone che ho messo in allerta con un semplice SMS lo scorso Capodanno, il lavoro intenso sul progetto di innovazione Net-Tailor della Sartoria Orefice, il Vespatour 2006, il viaggio estivo in solitaria per l’Italia sulla mia Vespa che mi ha aperto gli occhi sulle bellezze del nostro paese, alcuni libri che mi hanno cambiato - non perchè sono miracolosi, ma perchè li ho letti mentre ero disposto a cambiare -, la sofferenza per un profondo sentimento d’amore…
Il tutto mentre ancora mi sbattevo a fare il cameriere in un locale il cui proprietario ha avuto la gentilezza di cacciarmi dopo una serata apocalittica, senza appello e come se fossi l’ultimo arrivato. Sgarbo che ho saputo perdonare ma non dimenticare, perchè è stato un lavoro che mi ha dato molto di più di quello che appare a chi lo guarda con i soliti occhi da benpensante. 
Insomma un sacco di cose che mi han fatto crescere. E più penso a dove sono ora e più sono convinto che nulla sarebbe potuto accadere se non fossi stato coinvolto nel progetto della Sartoria Orefice e non avessi trovato delle persone così squisite con cui confrontarmi e lavorare su un delicato progetto di innovazione che ora viene preso come modello di riferimento, un progetto che mi ha fatto crescere sia professionalmente che umanamente.
Come sempre è una combinazione di fattori positivi che produce l’eccellenza, mentre ne basta solo uno negativo per scatenare la legge di Murphy! 
Anche l’anno scorso avevo scritto un Pensierino di Fine Anno 2005, ma non l’avevo pubblicato, sintomo di un periodo non troppo felice. Lo faccio ora sul nuovo blog dato che l’ho recuperato tra gli appunti. Vi invito a leggerlo perché è ancora attualissimo, purtroppo.
Buon 2007, l’anno del maiale!
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Novembre 23rd, 2006 by

Albegor
Eccovi il filmato del servizio realizzato per la rubrica Non Solo Soldi del TG2 che ha come protagonista Il Sarto Virtuale di Cernobbio, questo personaggio quasi mitologico che si perde tra le nebbie del Lago di Como… 
Ormai mi sono abituato anch’io che ho curato il progetto a chiamarlo così come l’ha chiamato la stampa finora, anche se in realtà in sartoria si preferisca il riferimento preciso alla Sartoria Orefice per una questione di ritorno di immagine.
Ma forse è meglio così, la gente ricorda più facilmente la storiella del sarto virtuale che prende le misure con una telecamera via Internet.
Il servizio in TV ha galvanizzato tutti in sartoria e nel video, oltre al personale al lavoro mentre Cleto Orefice mostra il funzionamento del sistema, sono visibile anche io nella registrazione che gira sul monitor di sinistra. Abbiamo salvato quella registrazione mentre facevo le prove per l’abito che hanno realizzato (scolpito è la metafora più elegante
) su misura per me.
Davvero un bel colpaccio pubblicitario per la sartoria e le persone coinvolte nel progetto.
Il video è disponibile sia in alta risoluzione (12Mb, 640×480) che a bassa risoluzione (6,4Mb, 320×240), quest’ultimo ottimizzato per la visualizzazione su palmare.
Buona visione!
Nota: se usate Windows Media Player potete attivare e disattivare i sottotitoli in Inglese con la combinazione di tasti CTRL+MAIUSC+C.
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Novembre 18th, 2006 by

Albegor
Un titolo del genere scelto per l’intervista a Raffaello Vignali, presidente della Compagnia delle Opere, pubblicato sulla rivista Business People di Novembre è a dir poco emblematico e significa una sola cosa: il progetto di innovazione legato alla Sartoria Orefice di Cernobbio che ho curato dall’inizio alla fine con la coordinazione del Centro Volta è diventato un caso di successo! 
Un esempio da seguire per le piccole imprese italiane che sentono tanto parlare di innovazione, vorrebbero partire con questi progetti ma non sanno che pesci pigliare.
Non risparmio però una critica severa sulla frase: “Da noi non sarebbero potuti esistere né Hewlett e Packard né Bill Gates, perché in Italia uno se apre un’azienda in un garage arriva l’Asl e la fa chiudere“… un patetico cliché spesso utilizzato per nascondere i veri problemi della nuova imprenditoria legata all’ICT.
L’intervista a Vignali verte infatti sull’analisi delle problematiche che il tessuto imprenditoriale italiano deve affrontare per percorrere la difficile strada dell’innovazione al fine di mantenere la competitività del prodotto Made in Italy in un mercato globalizzato, nonché dei benefici che se ne possono trarre nel momento in cui un progetto di innovazione giunge a buon fine, portando come esempio lampante il “Sarto di Cernobbio“, sebbene nell’articolo il progetto venga descritto in maniera generica e con qualche errore sul funzionamento del sistema.
Funzionamento che è stato invece bene illustrato da Cleto Orefice Giovedì mattina quando una troupe della Rai capeggiata dalla giornalista Sandra Cecchi si è recata in sartoria per realizzare un servizio per la rubrica Non Solo Soldi del TG2, rubrica che va in onda dal Lunedì al Venerdì alle 10:30 su Rai Due.
Il servizio televisivo avrà breve durata ma sarà la prima volta che verrà mostrato pubblicamente il sistema. Davvero da non perdere per capire come diavolo ha fatto una sartoria che lavora nello stesso modo da ben 5 generazioni abbia imparato a usare PC e Internet non solo per semplificare il proprio lavoro ma anche per aumentare il proprio volume d’affari con prospettive di cui probabilmente non ci si rende ancora conto.
Sebbene sia più ferrato con le texture che con i tessuti
, ormai potrei quasi dire di essere un sarto anch’io se considerate l’analogia del lavoro artigianale di cui ho già scritto sul blog, percui sarà un piacere seguire da vicino gli sviluppi del progetto.
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Ottobre 14th, 2006 by

Albegor
Ieri sera ho partecipato ad una conferenza organizzata da Innovacomo, l’iniziativa di Confartigianato Imprese Como mirata a promuovere l’innovazione tra le piccole e medie imprese artigiane locali.
C’erano molti più partecipanti del previsto, un chiaro segno dell’interesse per l’argomento. Il Signor Cleto Orefice mi aveva raccomandato di partecipare dato che era stato invitato a parlare del progetto che ho realizzato per la sua Sartoria Orefice con la coordinazione del Centro Volta.
Vestito con un abito impeccabile, come solamente un sarto potrebbe fare, ha tenuto una presentazione così chiara ed efficace in pochi minuti di discorso che mi ha positivamente sorpreso. 
Dopo di lui alcuni altri artigiani-imprenditori hanno presentato i propri casi di successo.
Era la mia prima volta ad uno dei loro incontri e mi sono sentito a mio agio tra di loro, forse perché mi sento un artigiano anche io dopotutto. I tipi di strumenti possono essere molto diversi, dato che io lavoro con byte e linee di codice mentre un artigiano come il Signor Orefice utilizza ago e filo per per creare abiti su misura di alta qualità. Beh, a dirla tutta ora usa anche un PC e una connessione a Internet. 
Bruno Panieri, responsabile del settore mercato e regole di Confartigianato, era connesso da Roma grazie alla funzione di videoconferenza di Skype. Egli ha avuto parole di apprezzamento per l’iniziativa Innovacomo considerandola un esempio da seguire a livello nazionale, una sorta di stella polare ha detto.
Lo staff di Innovacomo punta a costruire una rete composta da due elementi fondamentali: una comunità di artigiani-imprenditori e un database di idee, connetterle e promuovere l’innovazione. Credo che avranno successo solamente se uniranno le forze con altre iniziative locali quali IComo. Non ha senso secondo me cercare di fare passi importanti da soli nel campo minato dell’innovazione in un mercato globalizzato. La Sinergia è la chiave per aiutare a trasformare una semplice idea in un concreto caso di successo, come è avvenuto per il progetto Orefice.
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Giugno 19th, 2006 by

Albegor
Cosa mai potrebbero avere in comune un sarto e uno sviluppatore di software?
Non avrei mai saputo trovare una risposta fino a qualche mese fa quando ho iniziato a lavorare su un progetto di innovazione tecnologica commissionato dal più prestigioso negozio di sartoria di Cernobbio, Sartoria Orefice, con la coordinazione scientifica del centro di ricerca Centro Volta. Ho scritto di questo progetto nei precedenti aggiornamenti e ora che ci stiamo avvicinando alla conclusione ho avuto il permesso di scriverne più in dettaglio.
Sartoria Orefice è una delle poche piccole imprese in questo settore di mercato di alta qualità rinomata per la propria eccellenza non solo in Italia ma anche in molti paesi del mondo a tal punto che parecchi clienti vengono a Cernobbio dall’estero per chiedere al Sig. Lino e a suo figlio Cleto, che ora gestisce l’attività, di realizzare per loro l’abito perfetto.
Perciò, tornando alla domanda iniziale, credo che la risposta più appropriata risieda in una parola molto semplice: Eleganza! 
Considerate il duro lavoro che il sarto, guidato solo dalla sua lunga esperienza, realizza ogni giorno con degli strumenti così semplici quali ago e filo. Confrontate ora con il lavoro che ho compiuto nel corso degli ultimi mesi attraverso strumenti solo apparentemente più complicati quali bit e byte per creare un sistema harware e software che renderà il lavoro degli Orefice molto più efficiente e profittevole.
La parte software in particolare è stata fatta su misura, come si dice, e il risultato finale è tanto elegante quanto un abito finemente lavorato a mano. 
Senza dubbio essi saranno in grado di espandere la propria attività con questo sistema. Infatti la ragione per la quale hanno investito in questo progetto è perché credono molto nelle sue potenzialità.
Sono stato davvero contento di trovare delle persone così in gamba con le quali lavorare: Cleto, Lino, il loro gentile staff e Matteo del Centro Volta. Lavorando fianco a fianco con loro ho avuto il piacere di imparare alcuni (ben pochi in realtà) dei segreti di un’arte manuale antica quanto l’uomo portata alla perfezione da 5 generazioni di sarti. Quest’anno infatti celebrano 150 anni da quando il primo Orefice ha avviato l’attività nel 1856.
Questo progetto mi ha dato la possibilità di fare esperienza in diversi campi, dallo sviluppo di software personalizzato alla familiarizzazione con il più recente hardware dedicato alla videosorveglianza e videoconferenza basato su IP, in particolare con prodotti Sony, ma soprattutto mi ha dato l’opportunità di imparare a trattare con le persone nel modo migliore, comprendendone le necessità e trasformando un problema in una soluzione funzionante in maniera efficiente.
Mi piacerebbe davvero poter applicare questo tipo di approcio ad un’altra piccola impresa locale. Lo staff del Centro Volta è pronto ad arruolarmi ancora se qualcun altro dovesse richiedere la loro assistenza diretta in un progetto di innovazione tecnologica, magari nell’ambito dell’iniziativa IComo.
Potreste chiamarmi direttamente se preferite, mentre se avete bisogno di un abito di altissima qualità fatto in Italia (a Cernobbio in effetti) ora sapete chi chiamare. 
Con il loro nuovo sistema Cleto e suo padre saranno in grado di assistervi in tutte le fasi, dalla scelta del tessuto ai più fini dettagli del vostro abito anche se vivete dall’altra parte del mondo.
Di recente mi sono imbattuto in una citazione piuttosto significativa di Albert Einstein che mi ha ispirato l’indovinello iniziale:
Se vuoi descrivere ciò che è vero, lascia l’eleganza al sarto.
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Maggio 14th, 2006 by

Albegor
I brevetti e i diritti di proprietà intellettuale sono stati l’oggetto del seminario organizzato dal centro di ricerca Centro Volta nell’ambito dell’iniziativa IComo: la fabbrica delle idee, un progetto che punta a promuovere l’innovazione tecnologica tra le piccole e medie imprese locali. Il seminario ha avuto luogo a Villa Olmo, luogo scelto per l’attuale mostra dedicata a Magritte, e si è svolto attraverso una serie di presentazioni da parte di alcuni rappresentanti di aziende e di consulenti professionisti coinvolti nella delicata questione della tutela dei diritti di proprietà intellettuale e della valorizzazione dei benefici e del valore aggiunto dei brevetti.
L’attuale tendenza è quella di considerare un brevetto non solo come un buon strumento di protezione legale di una idea aziendale o di un metodo di lavorazione, ma anche come risorsa interna con la quale fare affari, un modo di pensare che gli Americani già conoscono molto bene ed utilizzano piuttosto efficacemente. Testimoni di ciò sono stati i rappresentanti di grosse compagnie quali ABB e Fiat con il proprio CRF (Centro Ricerche Fiat).
Dalla conferenza è emerso chiaramente che valutare la convenienza e l’opportunità di depositare un brevetto è una questione molto delicata e richiede il supporto di esperti necessari per realizzare una serie di studi e ricerche per poter essere in grado di produrre un brevetto forte, il quale può servire da strumento efficace di tutela specialmente per le piccole aziende locali che hanno costantemente a che fare col fenomeno della contraffazione di un mercato oramai globalizzato.
Il progetto di innovazione tecnologica nel quale sono attualmente coinvolto sotto la diretta coordinazione del Centro Volta sta prendendo in esame queste problematiche e dopo questo seminario sono ancora più convinto dell’opportunità di depositare un brevetto per tutelare il lavoro che stiamo facendo e poi fare affari grazie ad esso, se possibile.
Depositare un brevetto invece di mantenere un segreto industriale all’interno di una azienda ha sia vantaggi che svantaggi. Con un brevetto l’idea viene resa pubblica ma si rimane tutelati per il numero di anni per i quali si ha intenzione di fare affari con esso. Al contrario pensate ad esempio alla formula della Coca-Cola. Si dice che non sia stata brevetta e pertanto rimane ancora un segreto industriale.
Il software è una materia ancor più delicata se inserito nelle problematiche della brevettazione, ma questo non è stato oggetto di discussione nel seminario. La Commissione Europea sta ancora dibattendo sui brevetti software e dato che sono considerati un grosso ostacolo all’innovazione, specialmente dai piccoli sviluppatori, vi suggerisco di leggere qualcosa in merito alla campagna NoSoftwarePatents.
Il seminario si è concluso con una presentazione divertente e brillante da parte di un avvocato che ha illustrato ai partecipanti alcuni significativi esempi del modo di lavorare nel nostro paese rispetto agli Stati Uniti. Sembrano essere pianeti diversi in questa materia specifica, non solo per i numeri coinvolti.
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