La Siepe dell’Infinito
Albegor Ricordate la poesia del Leopardi L’Infinito: “Sempre caro mi fu quest’ermo colle“?
Ecco, quella nella foto è la celeberrima siepe sulla cima del colle! ![]()
La siepe, “che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude“, illuminata dal sole di Agosto e col muretto che lascia intravedere i monti Sibillini.
La scorsa estate a Recanati, ultima tappa del mio Vespatour per l’Italia, ho avuto l’inaspettata opportunità di salire sulla cima del colle che ha ispirato Leopardi a scrivere il suo capolavoro, cosa resa possibile solo dal 2003 grazie al Centro Nazionale di Studi Leopardiani.
La foto è ora sulla mia scrivania in ufficio, è uno stimolo a guardare oltre e a chiedersi cosa nasconde quella siepe, quali sorprese mi riserva il futuro.
Ho fotografato anche quello che si vede dietro la siepe e metterò la foto nella galleria sul Vespatour che sto preparando.
Ogni tanto allontano lo sguardo dal monitor, mi perdo tra un pensiero e l’altro fissando la foto e automaticamente mi tornano in mente i versi del Leopardi: “e il naufragar m’è dolce in questo mare“…
Aiuta davvero avere un ambiente di lavoro piacevole e confortevole con piccole cose importanti come queste!
Posted in Personale, Vespatour 2006 |
Marzo 1st, 2007 at 7:55 am
Caro Davide, mi mandi via mail la foto della siepe? Anch’io adoro quei versi di Leopardi, un grandissimo viaggiatore dello spirito, uno che “viaggia sempre e non parte mai”, per dirlo con le parole di Andrea Bocconi.
E’ a Leopardi che penso quando nel mio libro scrivo: “Tutti abbiamo lo stesso cielo, ma l’orizzonte – reale e metaforico – è per ciascuno diverso, sedimentato nei propri geni attraverso la familiarità con i paesaggi che ci hanno visto crescere.
Il mio non è l’orizzonte a 360° dei marinai. Non è nemmeno quello aspro dei montanari, con alte pareti di roccia a ostacolare lo sguardo e il cammino. Non è quello pianeggiante dei nomadi del deserto, una linea che sembra spostarsi sempre in avanti, dando la sensazione di non arrivare mai. Il mio orizzonte è una linea morbida di boschi e colline, che lascia libero lo sguardo di vagabondare, ma, escludendo «l’ultimo orizzonte», lascia che la mente sogni «interminati spazi al di là di quella».”. Ciao e buona giornata!
Marzo 1st, 2007 at 10:20 am
Ciao Anna, grazie a te per l’apprezzamento.
Ho aggiunto il tuo blog al mio blogroll e ti ho mandato la foto.
Non si può iniziare la giornata con un’immagine migliore di quella, vero?
Marzo 2nd, 2007 at 9:01 am
Le vacanze sono belle, ma a lavorare chi ci pensa?
Produrre, produrre questa e’ la parola!
Marzo 2nd, 2007 at 10:08 am
Ste, credo che se il lavoro deve davvero nobilitare l’uomo allora bisogna cercare di farlo perché si fa qualcosa che piace non perché si è costretti a farlo.
Il “produrre perché si deve” non mi è mai piaciuto… anche perché nel mio caso non ha mai funzionato!